Invisibili: Dorotea, la città #3

E' il libro che ha raccontato in anteprima quello che sarebbe stato il nostro tempo, forse per questo mi è così caro.
Frammentato, relativo, digitale: la lettura analogica si interrompe, per lasciare spazio al percorso che il lettore decide di tracciare, seguendo il suo istinto, la  "sua" storia. A suggerigli le direzioni possibili sono le prospettive che Calvino assegna a ogni città: la memoria, il desiderio, i segni, gli occhi, i nomi, le città sottili, i morti, le città continue, quelle nascoste.

Ogni inquadratura rivela un particolare che a tratti solo il lettore è in grado di cogliere, perché gli appartengono nell'intimo.
Non è un caso che sia Marco Polo a guidarci in questo viaggio, a fare da cornice a ogni capitolo chiudendo e aprendo attraverso i dialoghi con Kublai Khan.

In onore di @twletteratura e della sua lettura collettiva di una città al giorno, seguo il percorso analogico e parto da Doreotea: è la prima città del "desiderio", dopo Diomira e Isidora, entrambe dedicate alle memoria.
Ci sono due modi per raccontare Dorotea: descriverne le "quattro torri che s'elevano dalle sue mura fiancheggiando sette porte" con tutta la sacralità e ritualità classica che si schiude nella sua numerologia "fino a sapere tutto quello che si vuole della città nel passato nel presente nel futuro", oppure ricordare le parole del cammelliere nel giorno in cui la vide per la prima volta:

Vi arrivai nella prima giovinezza, una mattina, molta gente andava svelta per le vie verso il mercato, le donne avevano bei denti e guardavano dritto negli occhi, tre soldati sopra un palco suonavano il clarino, dappertutto intorno giravano ruote e sventolavano scritte colorate. Prima d'allora non avevo conosciuto che il deserto e le piste delle carovane.

Sarà la "giovinezza", l'approdo nel mattino di un giorno per cui il passato è solo deserto e "piste delle carovane", ma l'impatto è inevitabile
"Quella mattina a Dorotea sentii che non c'era bene della vita che non potessi aspettarmi"

Con le parole del cammelliere non ci resta che perderci nel ricordo del nostro primo desiderio, in quell'alba dei sogni in cui tutto sembra essere possibile e in cui è inebriante aspirare a nuove strade, attraverso vie mai percorse, al di là del deserto.

Questo libro è fatto a poliedro, e di conclusioni ne ha un po' dappertutto, scritte lungo tutti i suoi spigoli
Italo Calvino, Columbia University (New York), 1983


Le città invisibili,
Italo Calvino, 1972
SHOP ONLINE

Commenti