In Trance, Danny Boyle: voto 6(+)

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Parto dal dettaglio più importante: il + del voto a questo film nasce da due sole piccole considerazioni del tutto personali e soggettive. La prima è che si torna a parlare di Vincent Cassel, non per le sue  corna vere o presunte causate dal magnate azero, ma perché ci ricordiamo che lui è attore prima che ex marito della Bellucci, e la seconda è, ancora più personale, la scelta di Streghe nell'aria di Goya.

Impossibile però superare di molto la sufficienza: lo spunto per il film di genere offerto da Goya, infatti, viene solo sfiorato. Boyle avrebbe potuto osare di più, ma si ferma, rimanendo nel limbo dell'Entertainment fine a se stesso.

Dualismo tra stregoneria e ipnosi, il cattivo, bello ma non troppo, il buono, che da vittima sembra diventare carnefice, la fata salvatrice che alla fine è la strega cattiva della storia: Propp può dirsi soddisfatto, ma lo spettatore solo a metà, perché i richiami a David Fincher (The Game), Michel Gondry (Se mi lasci ti cancello), a Christopher Nolan (Inception) rimangono a metà strada tra l'aspirare a un finale perfettamente concluso e l'aprire totalmente la chiusura della storia che, alla fine, lascia ben poche domande.

Vederlo o non vederlo? Ecco l'unica domanda che lascerei del tutto aperta. Niente onore e poca gloria.

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