rifuggi gli sguardi,
silenziosa vivi
tra occhi che bramano
le tue grida diurne,
ascolti risate
violente e crudeli
come pugni che
urtano il tuo stomaco
vuoto.
Lacrime
ti solcano il volto,
barbara attraversi
la terra che ti urla
vendetta e paura,
cerchi l'amore
che ti ha portato
fin qui ma difficile
averlo tra vicini
stranieri.
Bellezza
rimane il ricordo,
fiera ostenti un corpo
già sinuoso e tondo
di sete e colori,
da sublime ora è
sevizia di lingue
taglienti per l'onta
del tuo trapassare il
confine.
Morte
pervade il tuo animo,
tu donna nascevi
sui fertili colli,
larva morirai
su letti di marmo,
trafitta da raggi
di ghiaccio e saette
che bruciano pelle e
ricordi.
Vita
tornerà ad abbracciare
il tuo esile grembo,
con speranza di
figlie che ora danzano
fiere ricordando
il tuo nome leggero
ma fermo, promessa
di giorni che scorrono
lieti.
A. Gregori, luglio 2013
A. Gregori, luglio 2013

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