Il legame tra Hitchcock e la Universal Pictures: questo il tema centrale della mostra che Milano dedica al genio del thriller. Il criterio è oggettivo: la prospettiva non parte da un tema ricorrente, da un approccio filologico particolare, dall'influenza che il genio ha avuto sull'horror dagli anni Settanta a oggi.
Nulla di male in proposito, soprattutto se l'arco temporale copre la filmografia dal 1940 a l 1976. Da L'ombra del dubbio a Frenzy, è facile strizzare l'occhio a tutti gli spettatori possibili. Soprattutto a quelli della domenica, gli stessi che negli anni Ottanta venivano educati da Rete 4 e Rai Tre con il ricordo di quanto avesse fatto scalpore quel buffo regista negli anni in cui erano giovani.
Gli altri spettatori, i cinefili, gli studenti con corsi di cinematografia alle spalle, gli appassionati delle maratone moderne dei canali TV elitari ne rimarranno profondamente delusi.
Non tanto per uno snobismo latente, che pure devono ostentare vista la materia, quanto per il mancato svolgimento del tema. Chicche sulla Universal? Poche. Fotografie? Una settantina, ma troppo poco valorizzate, senza luci o allestimento adeguato.
Effetti speciali? Niente. Unico punto citabile il taglio del primo piano di Anthony Perkins in Psycho.
Potremmo definirlo il catalogo più o meno ordinato dei film più noti della Universal: La finestra sul cortile, Vertigo, Psycho, Uccelli, con annesso documentario, inevitabile, sull'influenza attribuibile a Lo Squalo e ai Gremlins.
A guidare lo spettatore disarmato un Canova in perfetto stile SKY. Di profilo, su una poltrona, con fogli pinzati in mano e il compendio ben speso dei suoi corsi universitari.
Unico modo per addolcire la pillola? Ascoltare Ray Evans e Jay Livingston e scoprire che proprio ne L'uomo che sapeva troppo una giovane donna che chiedeva a sua madre previsioni sul suo futuro riceveva questo come risposta...
http://www.youtube.com/watch?v=xZbKHDPPrrc
Nulla di male in proposito, soprattutto se l'arco temporale copre la filmografia dal 1940 a l 1976. Da L'ombra del dubbio a Frenzy, è facile strizzare l'occhio a tutti gli spettatori possibili. Soprattutto a quelli della domenica, gli stessi che negli anni Ottanta venivano educati da Rete 4 e Rai Tre con il ricordo di quanto avesse fatto scalpore quel buffo regista negli anni in cui erano giovani.
Gli altri spettatori, i cinefili, gli studenti con corsi di cinematografia alle spalle, gli appassionati delle maratone moderne dei canali TV elitari ne rimarranno profondamente delusi.
Non tanto per uno snobismo latente, che pure devono ostentare vista la materia, quanto per il mancato svolgimento del tema. Chicche sulla Universal? Poche. Fotografie? Una settantina, ma troppo poco valorizzate, senza luci o allestimento adeguato.
Effetti speciali? Niente. Unico punto citabile il taglio del primo piano di Anthony Perkins in Psycho.
Potremmo definirlo il catalogo più o meno ordinato dei film più noti della Universal: La finestra sul cortile, Vertigo, Psycho, Uccelli, con annesso documentario, inevitabile, sull'influenza attribuibile a Lo Squalo e ai Gremlins.
A guidare lo spettatore disarmato un Canova in perfetto stile SKY. Di profilo, su una poltrona, con fogli pinzati in mano e il compendio ben speso dei suoi corsi universitari.
Unico modo per addolcire la pillola? Ascoltare Ray Evans e Jay Livingston e scoprire che proprio ne L'uomo che sapeva troppo una giovane donna che chiedeva a sua madre previsioni sul suo futuro riceveva questo come risposta...
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