La scrittura diventa sempre piu' irregolare, gli appunti sempre piu' sparsi e quello che doveva essere uno Zibaldone di idee intelligentemente strampalate rischia di sfumare in mesi di silenzio.
Cosi riparto da qualcosa di molto piccolo. Uno spettacolo dai tempi veramente ristretti, sfacciatamente rispettoso del concept aristotelico che ne sta alla base: Qui e ora, commedia in un solo atto, scritta e diretta da Mattia Torre, con Valerio Mastandrea, Valerio Aprea e con la stessa scenografia per tutta la durata dei suoi brevisismi 90 minuti.
Se avete alle spalle un dottorato in filosofia lo troverete la perfetta equazione del concetto piu' abusato dell'Organon, quello di unita' di spazo, tempo e azione, e per questo lo dovrete recensire ai molti come estremanete noioso, scontato, facilmente riproducibile. In altre parole lo amerete e finirete per dire "Perche' non ci ho pensato prima", ma non potrete dirlo o sareste troppo scontati.
Se invece appartenete al cluster di spettatori " So che Aristotele e' esistito, ma la cosa non ha mai avuto alcun tipo di impatto sulla mia esistenza" lo apprezzerete forse ancora di piu', perche' sarete liberi dalla sovrastruttura che vi obblighera' a pensare a quanto la storia riesca a concludersi in cosi poco tempo, grazie a una sceneggiatura brillante, con due soli personaggi, immobili nello stesso posto per tutto il tempo. Non sarete costretti a notare come i generi comico e tragico, cosi ben argomentati sempre nella Retorica, si rincorrano per tutto il tempo senza davvero contaminarsi.
Cio che vedrete saranno solo le storie dei due personaggi, l'essenza umoristica e ironica della storia. Badate bene, umoristica e ironica, non satirica e nemmeno comica, perche' entrerete ridendo, cogliendo tutti i vizi e le virtu' dei due tipi protagonisti e uscirete con l'amara consapevolezza del gap di questi due tipi, sempre piu' sociali e sempre meno psicologici.
E' il radical chic di citta', qui chef di successo che snobba tutto e tutti, volutamente scelto in sostituzione degli avvocati, architetti e designer di successo, perche' avvicinato dal talent culinario al tipo due, il campagnolo sfigato per definizione, quello con il lavoro che non si e' scelto, con un divorzio alle spalle e il ritorno morboso della grande madre.
E cosi e' se vi pare: una non storia tutta da guardare, senza la pretesa di essere altro se non il qui e adesso.
E poi dove e quando?
Cosi riparto da qualcosa di molto piccolo. Uno spettacolo dai tempi veramente ristretti, sfacciatamente rispettoso del concept aristotelico che ne sta alla base: Qui e ora, commedia in un solo atto, scritta e diretta da Mattia Torre, con Valerio Mastandrea, Valerio Aprea e con la stessa scenografia per tutta la durata dei suoi brevisismi 90 minuti.
Se avete alle spalle un dottorato in filosofia lo troverete la perfetta equazione del concetto piu' abusato dell'Organon, quello di unita' di spazo, tempo e azione, e per questo lo dovrete recensire ai molti come estremanete noioso, scontato, facilmente riproducibile. In altre parole lo amerete e finirete per dire "Perche' non ci ho pensato prima", ma non potrete dirlo o sareste troppo scontati.
Se invece appartenete al cluster di spettatori " So che Aristotele e' esistito, ma la cosa non ha mai avuto alcun tipo di impatto sulla mia esistenza" lo apprezzerete forse ancora di piu', perche' sarete liberi dalla sovrastruttura che vi obblighera' a pensare a quanto la storia riesca a concludersi in cosi poco tempo, grazie a una sceneggiatura brillante, con due soli personaggi, immobili nello stesso posto per tutto il tempo. Non sarete costretti a notare come i generi comico e tragico, cosi ben argomentati sempre nella Retorica, si rincorrano per tutto il tempo senza davvero contaminarsi.
Cio che vedrete saranno solo le storie dei due personaggi, l'essenza umoristica e ironica della storia. Badate bene, umoristica e ironica, non satirica e nemmeno comica, perche' entrerete ridendo, cogliendo tutti i vizi e le virtu' dei due tipi protagonisti e uscirete con l'amara consapevolezza del gap di questi due tipi, sempre piu' sociali e sempre meno psicologici.
E' il radical chic di citta', qui chef di successo che snobba tutto e tutti, volutamente scelto in sostituzione degli avvocati, architetti e designer di successo, perche' avvicinato dal talent culinario al tipo due, il campagnolo sfigato per definizione, quello con il lavoro che non si e' scelto, con un divorzio alle spalle e il ritorno morboso della grande madre.
E cosi e' se vi pare: una non storia tutta da guardare, senza la pretesa di essere altro se non il qui e adesso.
E poi dove e quando?
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