La Cena di Herman Koch



La prima definizione che potrei dare a questo libro e’ molto semplice: “Rigoroso esempio di unità di azione aristotelica rispettata alla lettera”. È chiaramente espresso nel titolo e l’intreccio non delude le aspettative: la Cena e’ il fulcro, non solo lo sfondo, di un romanzo in cui l’intera vicenda viene scandagliata dal susseguirsi delle portate di un menu raffinato almeno quanto il ristorante che fa da ambientazione.

Attorno al tavolo due fratelli e le rispettive mogli si riuniscono per risolvere una “questione delicata” che il lettore conosce fin dall’inizio, ma che i protagonisti finiranno per affrontare solo al termine della serata.
Conoscere l’antefatto fin dalle prime pagine scatena nel lettore un crescendo di reazioni che vanno dalla repulsione alla rabbia, dalla compassione al rimpianto, ma senza mai mai riuscire a trasformarsi nel distacco nei confronti di due adolescenti che decidono di far esplodere un bancomat con tanto di barbone all'interno.

Una sorta di L’Altro figlio rovesciato, in cui le rivelazioni su genitori e figli si alternano e si inseguono fino a condurre il lettore a un finale tragico, in cui l’azione, quella vera, viene concentrata in pochissime pagine. I flashback e l'arte delle conversazioni che fanno da sfondo riveleranno i personaggi lentamente e prenderanno il posto della storia, relegata al ruolo di sfondo narrativo.

La bellezza di questo romanzo sta pero' nella sua cattiveria, nella bruttezza delle reazioni dei suoi personaggi purificate dal desiderio di preservare quanto hanno di piu' caro: il sincero amore per la loro famiglia.

Una famiglia basata sui legami di sangue, che finirà per distruggere tutto cio' che cerchera' di rompere un equilibrio apparentemente perfetto, ma profondamente incompiuto.

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