Storie di vecchie capitali


Eccola l’altra Italia.
Questa e’ solo la storia di una vecchia capitale e del suo rammarico per non essere riuscita a diventare fulcro dell’Europa di gloria.

Come in ogni storia tutto inizia in un posto lontano. Siamo in un mercato. Il richiamo alle atmosfere che si respirano tra le strade di Porto si sposano al grande orologio metallico in alto alla piazza.
Sul ciglio della strada tante scatole abbandonate. Aperte, strappate, bagnate dalla pioggia di un giorno di fine aprile. Una pala cerca di spazzare via i resti di quella mattina caotica, di nascondere il fallimento.
Questa e’ solo una vecchia storia. Prima la FIAT, poi non si sa.
Nelle vie che si incamminano da Piazza San Carlo rimangono le tracce dei vecchi cafe’, pomposi e barocchi, che nulla hanno del fascino parigino. Non ci sono Mac o Moleskine posate in bellavista sui tavoli, solo i rossi delle poltrone e dei cuscini, simbolo di uno sfarzo ormai decadente.
Quasi inconclusa. Tutto sembra vecchio. Anche le strane copie.

Il fascino sta proprio nell’imperfezione in questi spazi, nella non finitezza di un obiettivo che non e’ stato raggiunto, il rammarico per aver visto una meta sfumata nell’attimo stesso in cui e’ divenuta reale. 





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