Artist is present - Marina Abramovic

Questo post nasce un po’ per caso. Qualche giorno fa mi sono trovata davanti al video in cui un improbabile casanova Settecentesco chiedeva alla platea Facebookiana “E voi conoscete Marina Abramovic”? 
"No, non è la cugina sfigata di quello li" ribatte qualcuno.

E cosi il mio stupore. Stupore che nasce in parte dal fatto che questo nome mi ricorda i miei lontani primi anni a Milano, in cui Balkan Epic era prima di tutto un catalogo da comunicare a chi già ne conosceva l’esistenza, in parte perchè la Marina in questione è quanto di più lontano esista dal concetto di miliardario russo, grazie alla capacità di mettere al centro della sua arte il piu' nobile dei concetti mai partoriti dalla cultura greca: quello di performance. Un concetto che, per definizione, è tutto fuor che redditizio. Almeno per chi decide di dedicarci tutta la proprio vita a prescindere.

Vi ricordate Omero, con l'Iliade, l'Odissea e, per chi ha letto Artisotele e il suo Organon, anche il Margite? Ebbene si, tutti noi sappiamo che Omero non è mai esistito, che è il frutto di secoli di storie raccontate e tramandate per generazioni, ma il fatto di aver bisogno di un nome e di un volto, per giunta tradizionalmente dipinto come cieco, da associare a quanto rimane delle meravigliose performace dei rapsodi è sufficientemente emblematico di una meravigliosa realtà: la performance è arte prima di tutto perchè circoscritta al momento stesso in cui  si realizza. Non sarebbero mai esistiti pentametri o esametri, niente tmesi o enjambement. Versi con strutture fisse per garantire la migliore delle improvvisazioni.

Eccolo il metodo Abramovic. L'arte di un momento che si concretizza nell'istante esatto in cui si manifesta. È la musica del rapsodo, è il canto del poeta, è la storia che ci viene raccontata nel momento in cui viene raccontata.
La differenza principale sta nella realtà di quello che ci racconta. Non c'è nessuna finzione nei tagli del suo corpo o nella fatica del suo volto. Non è il dipinto marchetta del pittore contemporaneo che si aggrazia qualche, questa volta si, ricco milionario ed esperto di marketing, ma solo la realtà di un momento. Momenti che possono durare ore o giorni, ma che sono irrimediabilmente reali.

Questa è la sua poesia. E' il conflitto tra l'anima e il corpo, è la storia di un corpo che si fa mezzo mezzo per raccontarci qualcosa, è la ricerca di un limite da superare di continuo.
Ecco l’immediatezza del suo pensiero, o meglio, del suo metodo. Artist is present: la sfida, il dolore, la sopportazione, il superamento dei limiti fisici e mentali sono arte che si manifesta allo Spettatore.
Condividere la sua posizione può essere più o meno discutibile, ma la chiave di questo metodo e’ anche la “discutibilità” di un arte in cui lo Spettatore e’ sempre più protagonista. Citare Roland Barthes sarebbe troppo riduttivo: l’opera d’arte non viene solo completata, ma realizzata. E questo grazie a uno Spettatore  che finisce inevitabilmente per meravigliarsi di fronte a ciò a cui assiste, fino al punto di commuoversi.



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