La memoria dell'acqua

Questa volta non c’e’ stato nulla di casuale. Conosco l’autore, mi fido di lui, per il semplice motivo per cui scrive solo le cose che vorrei leggere. Cosi ho un’unica alterativa: leggere quello che scrive, 
Questa volta pero', dopo aver letto, decido di scrivere qualcosa anche io...


... Ecco la riproduzione fedele del foglio di carta ritrovato nella mia agenda.
Può l’horror farsi lirico fino a reinventare l’abusato binomio acqua-vita? Si. Lo fa Matteo Bertone in questo romanzo breve, raccontando una favola oscura, dai confini incerti, ambientata su un’isola di desolazione e morte, ben lontana da quella avventurosa a cui ci ha abituato il romanzo formativo. 

Nessun Defoe, nessun Golding, ma un’allegoria del contrasto vita-morte mai pedante, grazie a uno stile asciutto, fortemente evocativo, che predilige il togliere al dire troppo, inutilmente. La tecnica di racconto è fortemente cinematografica: il controcampo inesistente di Godard si scontra con la soggettiva di Raimi, attraverso un originale riutilizzo del tu narrativo, che porta il lettore a interrogarsi di continuo, alla ricerca di risposte che potrà solo supporre. 

Reale e simbolico si contendono fino alla fine, in un contesto in cui l’”orrido” respinge e attrae il lettore, sospeso tra zombie untori e bellezze virtuali. Eclettismo narrativo? No. Preferisco pensare a un quadro di Magritte. Citazioni continue, riferimenti classici e mitologici, ispirazioni contemporanee e scenari di terrore. Spetta solo al lettore trovare la quadratura del cerchio.







 

La memoria dell'acqua

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