Una frase, stupida. E' bastata una frase molto stupida e a una tratto si riapre un mondo che sembrava sepolto. Morto. Nulla ontologico, gnoseologico, metafisico... blablabla... Ma quella frase proprio no... Ricatapulta nel terrore. La paura di vivere il resto dei giorni soffocati dalla dipendenza. Dipendere da qualsiasi cosa. Una persona. Un'idea. Un sogno. L'illusione della perfezione eterna o semplicemente il bisogno costante e irrefrenabile di controllare tutto. Tutto.Ciò che è visibile e ciò che non lo è, o lo è solo in parte, ma che quindi lo è.
Eppure stavolta sembrava tutto così chiaro e lo è. Nella sua essenza lo è e come.
Ma allora perchè nella semplice scelta tra una A o una B, quella piccolissima, impercettibile possibilità che la A possa in fondo essere anche una B scritta dalla mano di un ipovedente ubriaco frena nel limbo?
Ammettere che c'è un problema significa essere a metà strada. Regola n1 di ogni percorso per l'uscita dalla dipendenza. Ma se si ammette di avere un problema che in fondo non esiste, signifa che il problema esiste o no? E se non esiste è perchè non esiste realmente o perchè ammettere che esista significa negarlo?
AAAAARG... Parole a caso... sproloqui di nulla... Nulla cosmico, caustico, sodico, libere associazioni che si rincorrono in una mente schizofrenica...
Così mi fermo, mi alzo, vado allo specchio. Ma non è così che ero 6 ore fa. Li sento. Sento gli etti, i grammi e milligrammi che mi hanno lasciato nelle ultime 6 ore e riprovo quello strano, indescrivibile, ma irresistibile brivido che scende giù lungo la schiena. L'idea diabolica riaffora limpida nella mia mente...
Eccolo, il limbo, la sottile linea che separa ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Ma sbagliato per chi? Per chi è felice, per chi non pensa, per chi vede una A come una A e una B come una B. Chi non sa, chi non può capire, chi odia chi invece può capire perchè in fondo prova a giustificare.
E ora, proprio ora arriva la parte difficile. Sulla bilancia ci sono i mesi felici, la serenità, la bellezza di una risata, della condivisione, della soddisfazione... di fronte quel maledetto brivido, che continua a scivolare lungo la schiena e risale dal collo fino a fermarsi in gola....
A. La guardo. La osservo. La vedo. E' una A e niente di più.
E allora il brivido rivela la sua vera natura: lo schifo, l'odio, la puzza che porta con sè cancella il fascino lusinghiero di un corpo perfetto, ma falso. Un corpo che insegue ossessivo un'idea che non è reale e si appella al diritto di insindacabile perfezione per nascondere odio, rabbia, egoismo, insoddisfazione, paura...
....
Marta si sveglia. E' sudata e ha il viso bagnato. Sono le 2 di notte e sorride... mai più a letto senza cena...
Eppure stavolta sembrava tutto così chiaro e lo è. Nella sua essenza lo è e come.
Ma allora perchè nella semplice scelta tra una A o una B, quella piccolissima, impercettibile possibilità che la A possa in fondo essere anche una B scritta dalla mano di un ipovedente ubriaco frena nel limbo?
Ammettere che c'è un problema significa essere a metà strada. Regola n1 di ogni percorso per l'uscita dalla dipendenza. Ma se si ammette di avere un problema che in fondo non esiste, signifa che il problema esiste o no? E se non esiste è perchè non esiste realmente o perchè ammettere che esista significa negarlo?
AAAAARG... Parole a caso... sproloqui di nulla... Nulla cosmico, caustico, sodico, libere associazioni che si rincorrono in una mente schizofrenica...
Così mi fermo, mi alzo, vado allo specchio. Ma non è così che ero 6 ore fa. Li sento. Sento gli etti, i grammi e milligrammi che mi hanno lasciato nelle ultime 6 ore e riprovo quello strano, indescrivibile, ma irresistibile brivido che scende giù lungo la schiena. L'idea diabolica riaffora limpida nella mia mente...
Eccolo, il limbo, la sottile linea che separa ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Ma sbagliato per chi? Per chi è felice, per chi non pensa, per chi vede una A come una A e una B come una B. Chi non sa, chi non può capire, chi odia chi invece può capire perchè in fondo prova a giustificare.
E ora, proprio ora arriva la parte difficile. Sulla bilancia ci sono i mesi felici, la serenità, la bellezza di una risata, della condivisione, della soddisfazione... di fronte quel maledetto brivido, che continua a scivolare lungo la schiena e risale dal collo fino a fermarsi in gola....
A. La guardo. La osservo. La vedo. E' una A e niente di più.
E allora il brivido rivela la sua vera natura: lo schifo, l'odio, la puzza che porta con sè cancella il fascino lusinghiero di un corpo perfetto, ma falso. Un corpo che insegue ossessivo un'idea che non è reale e si appella al diritto di insindacabile perfezione per nascondere odio, rabbia, egoismo, insoddisfazione, paura...
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Marta si sveglia. E' sudata e ha il viso bagnato. Sono le 2 di notte e sorride... mai più a letto senza cena...
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