“Due confezioni di xxx una di xxx, vede ho la ricetta."
No, forse è meglio Ecco la ricetta. E se poi mi chiede di ripeter i nomi?"
...
"Riproviamo. Una ricetta di xxx...Noh! Una confezione di xxx. Una confezione di xxx, una confezione di xxx.
Ok. Mi ricordo tutto. Fra un’ora al massimo la tortura sarà finita."
E’ come un flash. Valentina ha 10 anni e siede nella sala d’aspetto dell’ambulatorio di quel vecchio medico di famiglia che le mette sempre un’ansia. Se ci ripensa ancora oggi le sudano le mani.
E’ così burbero e scontroso. Ha i capelli grigi, è magrissimo, basso e con gli occhialini sul naso. Non le piace guardarlo negli occhi perché vede la sua immagine riflessa nelle lenti a specchio.
Ecco che la signora con il cappotto di lamé marrone seduta alla sua destra la guarda malissimo, come al solito. Sta fissando i suoi piedi.
“Perché mi guarda? Cosa ho che non va??? “ si chiede mordendosi le labbra.
“Smettila di dondolarti sulla sedia, non vedi che disturbi tutti?” le dice stizzita.
Valentina arrossisce. Vuole sprofondare. Le risponde un timido “Scusi”, ma c’è un movimento involontario: le sue gambe tornano a dondolarsi in avanti e indietro sulla sedia di legno. E il cigolio ricomincia..
“Ma la tua mamma non ti ha insegnato le buone maniere???”
“Smettila Vale, smettila.” Continua a ripetersi sempre più rossa e intimidita.
“Bè, che ti puoi aspettare da lei?” Bisbiglia la vecchia zitella seduta alla destra della signora con il cappotto in lamé marrone. “Sai chi è sua madre, noh?”
“Scusi, ma chi è?” è la domanda che sussurra la signora distinta col cappellino viola e i guanti di raso seduta sull’ultima sedia della fila.
“Ah ma allora lei non è di qui, signora” le fa eco la ragazza con la giacca scozzese e gli stivali in pelle seduta alla sua sinistra. “Bè, sa… è una storia un po’ così... Quando la bambina entra le racconto tutto io. Non si preoccupi…”
Il brusio continua. Valentina finge di non sentire, forse non riesce veramente a sentire, ma immagina i commenti, le parentesi, le pause, i non detti…
In quell’istante esatto torna immobile. Un brivido di vergogna le scende per la schiena e risale fino in gola dove si trasforma in un nodo di rabbia e impotenza…
“Una scatola di xxx… due confezioni di xxx… Vede? Ho la ricetta…”
Valentina è risprofondata nel suo mondo quando la vecchia zitella seduta alla destra della signora con il cappotto in lamé rincara la dose.
“Ma allora Valentina, come va la scuola?”
“Perché non vi fate gli affari vostri???" Questo è ciò che vorrebbe urlare, ma con sguardo remissivo escono strozzate solo poche parole:
“Ho finito la quinta a giugno... Lavoro da un mese. Al bottonificio, quello dopo il ponte… Operaia”.
“Ah… e la mamma? Sta meglio adesso? Non la vediamo più in giro…”
“Sì meglio, grazie.”
“E’ tornata a casa?”
“Sì, grazie, è tornata a casa”.
“Ma ha ricominciato a lavorare?”
“Sì….”
“Bene. Alla fine l’importante è che lavori...”
“Sì… L’importante è un lavoro…”
“Brava… Poi se lavori anche tu… E tua sorella?”
...
E’ in quel momento che si apre la porta . “Chi è il prossimo?”
Eccolo, il deus ex machina che tanto stava aspettando. In un attimo il suo carnefice diventa l'eroe e con un miracoloso salvataggio la libera da quelle vecchie arpie…
“E’ il mio turno.
Due confezioni di…una di… Ho la ricetta.
Ecco ora posso entrare…”
E la porta si chiude dietro di lei…
Un tonfo improvviso riporta Valentina alla realtà… Il castello di cuscini di Marta è appena crollato.
No, forse è meglio Ecco la ricetta. E se poi mi chiede di ripeter i nomi?"
...
"Riproviamo. Una ricetta di xxx...Noh! Una confezione di xxx. Una confezione di xxx, una confezione di xxx.
Ok. Mi ricordo tutto. Fra un’ora al massimo la tortura sarà finita."
E’ come un flash. Valentina ha 10 anni e siede nella sala d’aspetto dell’ambulatorio di quel vecchio medico di famiglia che le mette sempre un’ansia. Se ci ripensa ancora oggi le sudano le mani.
E’ così burbero e scontroso. Ha i capelli grigi, è magrissimo, basso e con gli occhialini sul naso. Non le piace guardarlo negli occhi perché vede la sua immagine riflessa nelle lenti a specchio.
Ecco che la signora con il cappotto di lamé marrone seduta alla sua destra la guarda malissimo, come al solito. Sta fissando i suoi piedi.
“Perché mi guarda? Cosa ho che non va??? “ si chiede mordendosi le labbra.
“Smettila di dondolarti sulla sedia, non vedi che disturbi tutti?” le dice stizzita.
Valentina arrossisce. Vuole sprofondare. Le risponde un timido “Scusi”, ma c’è un movimento involontario: le sue gambe tornano a dondolarsi in avanti e indietro sulla sedia di legno. E il cigolio ricomincia..
“Ma la tua mamma non ti ha insegnato le buone maniere???”
“Smettila Vale, smettila.” Continua a ripetersi sempre più rossa e intimidita.
“Bè, che ti puoi aspettare da lei?” Bisbiglia la vecchia zitella seduta alla destra della signora con il cappotto in lamé marrone. “Sai chi è sua madre, noh?”
“Scusi, ma chi è?” è la domanda che sussurra la signora distinta col cappellino viola e i guanti di raso seduta sull’ultima sedia della fila.
“Ah ma allora lei non è di qui, signora” le fa eco la ragazza con la giacca scozzese e gli stivali in pelle seduta alla sua sinistra. “Bè, sa… è una storia un po’ così... Quando la bambina entra le racconto tutto io. Non si preoccupi…”
Il brusio continua. Valentina finge di non sentire, forse non riesce veramente a sentire, ma immagina i commenti, le parentesi, le pause, i non detti…
In quell’istante esatto torna immobile. Un brivido di vergogna le scende per la schiena e risale fino in gola dove si trasforma in un nodo di rabbia e impotenza…
“Una scatola di xxx… due confezioni di xxx… Vede? Ho la ricetta…”
Valentina è risprofondata nel suo mondo quando la vecchia zitella seduta alla destra della signora con il cappotto in lamé rincara la dose.
“Ma allora Valentina, come va la scuola?”
“Perché non vi fate gli affari vostri???" Questo è ciò che vorrebbe urlare, ma con sguardo remissivo escono strozzate solo poche parole:
“Ho finito la quinta a giugno... Lavoro da un mese. Al bottonificio, quello dopo il ponte… Operaia”.
“Ah… e la mamma? Sta meglio adesso? Non la vediamo più in giro…”
“Sì meglio, grazie.”
“E’ tornata a casa?”
“Sì, grazie, è tornata a casa”.
“Ma ha ricominciato a lavorare?”
“Sì….”
“Bene. Alla fine l’importante è che lavori...”
“Sì… L’importante è un lavoro…”
“Brava… Poi se lavori anche tu… E tua sorella?”
...
E’ in quel momento che si apre la porta . “Chi è il prossimo?”
Eccolo, il deus ex machina che tanto stava aspettando. In un attimo il suo carnefice diventa l'eroe e con un miracoloso salvataggio la libera da quelle vecchie arpie…
“E’ il mio turno.
Due confezioni di…una di… Ho la ricetta.
Ecco ora posso entrare…”
E la porta si chiude dietro di lei…
Un tonfo improvviso riporta Valentina alla realtà… Il castello di cuscini di Marta è appena crollato.
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